RIME VAGANTI

 

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" RIME VAGANTI

IN UN CIELO SPEZZATO, BRUCIATO, SMARRITO "

 

(Ed. La Riflessione, 2010)

 

In copertina: "LINEA GOTICA" di Sara Fabbri

 

Tre racconti di grande forza immaginifica, scritti con un linguaggio poetico teso e intenso,

musicale e incalzante.

Tre racconti e tre generi letterari diversi: “Coriandoli” un’avventura – disavventura,

“Il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto” un thriller-noir, “Il Giullare” metaforico – fantastico,

tutti uniti da un particolare stile di scrittura.

I personaggi sono tratteggiati con efficaci pennellate, ma è soprattutto il complesso e ricco mondo interiore che viene indagato fin nei meandri più oscuri e sconvolgenti.

Così, le azioni di Ghilbert, del Giullare o della protagonista di “Coriandoli” ci sorprendono,

mentre vengono narrate in sequenze noir e fantasmagoriche, sempre sospese fra Terra e Cielo,

nel flusso continuo della coscienza che si materializza in parole concrete e allusive,

concatenate da allitterazioni, assonanze e metafore di denso inquietante simbolismo.

PREFAZIONE

 

Chi ha detto che non si sperimenta più con la lingua? La nuova letteratura va cercata lontana dal cono di luce dell’accademia, con la certezza di trovarla là dove si trova: nei territori tracciati da chi prova a spostare più in là i confini conosciuti, usando l’unica arma a disposizione del narratore, cioè la lingua.

Paola Pellegrini lo fa mescolando i generi, lavorando su ogni frase, cesellando le assonanze e le allitterazioni: una lingua spessa, materica, da leggere ad alta voce per sentire le parole crepitare in bocca. È una scrittrice rock, nel senso più esteso e ricco del termine, dove l’esperienza di musicista si riflette nel ritmo teso e veloce, parente stretto della poesia, debitrice, per citare un nome, del lavoro di Dorothy Porter, autrice capace di scrivere componimenti brevi in versi liberi incatenati l’uno all’altro con la forza narrativa di un romanzo in prosa. Qui non ci sono poesie ma tre racconti scritti con grande forza immaginifica. È poesia in prosa, e come tale va letta. Per fermarsi improvvisamente e rimanere stupiti dei debiti stilistici, probabilmente inconsapevoli ma non per questo meno suggestivi.

Nelle sequenze noir di Il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto si riconoscono in controluce ora il Buzzati dei 60 racconti, ora il Lucarelli più ironico e inquietante di Almost blue. Il finale violento è stemperato da una dolcezza linguistica che stupisce senza consolare. È necessario immergersi, in questa scrittura. È un mare che avvolge, da cui non si ha voglia di uscire, di cercare una scialuppa di salvataggio. Non mancheranno le sorprese, come la rana de Il Giullare, il racconto dove l’elemento magico è più forte che mai, un racconto circolare dove niente è ciò che sembra. Coriandoli, che apre la raccolta, mette le carte in tavola: dialoghi incisivi mentre i protagonisti viaggiano forte mentre vedono scorrere dal finestrino le meraviglie del creato che si intersecano con le angosce di chi non riesce a domare la propria bestia interiore. L’incidente è un flusso di coscienza senza redenzione dove la morte è accettazione della vita, più che il contrario.“Non me lo ricordo, ma so che a tutto c’è un perché” sono le ultime parole de Il Giullare: una scrittura elaborata ma senza zavorra, dove le parole quasi si toccano tanto sono forti. Sono storie tenere e violente, dove la forza poetica riesce a andare fino in fondo ai cuori e rappresentare i sentimenti. Di questi tempi non è poco.

 

Luca Bonistalli

- critico letterario -

 

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PAOLA PELLEGRINI LEXROCK

 

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